“La musica è una cosa misteriosa. Quando l’ascoltiamo essa ci suggestiona, ci eleva, ci anima, ci culla, ci rattrista, ci turba. Rende più importanti
noi e il mondo in cui risuona, sia esso il mondo di ogni giorno o
quello fantastico di un film o di una pièce teatrale. Illumina
particolari oggetti, avvenimenti, espressioni o gesti di per sé
irrilevanti dando loro un nuovo significato” .
In questa prospettiva la musica ha il potere di valorizzare anche gli
aspetti più semplici e minuscoli della vita, di evidenziare i moti
emotivi e affettivi più intimi, di rendere più familiare e umano il
mondo esterno, così che niente vada disperso e tutto sia asservito
all’essere umano.
La musica è trascendimento, seppur momentaneo e incompleto, della
finitezza umana. Secondo Dahlhaus “la musica coglie [l’assoluto]
senza mediazioni, ma allo stesso tempo esso si oscura, così come una
luce troppo forte abbaglia e l’occhio non può vedere quel che è
interamente visibile”
(
Pertanto la musica ci permette di oltrepassare almeno per un po’ il
confine del nostro essere e cogliere l’Altro e l’Assoluto, conservando
però il mistero e la consapevolezza dei nostri limiti.
La musica giunge là dove la parola non arriva, in quelle regioni
dove il verbo tace e lascia il posto all’inesprimibile, all’indicibile.
Debussy diceva che la musica “esprime l’inesprimibile all’infinito”
La musica può portarci lontano, nell’immensità delle sensazioni,
delle emozioni, degli affetti; con lei possiamo immergerci nei misteri
che avvolgono e sono parte dell’essere umano, senza però poterli
svelare completamente: dall’inesprimibile mistero di Dio,
all’inesauribile mistero dell’amore, all’incanto del mistero della vita.
La musica porta al divino, perché ha in sé tracce della
trascendenza come afferma Plutarco definendola “invenzione divina” o come scrive Addison nella composizione Una canzone per il giorno di Santa Cecilia: “Musica, il più grande bene che i mortali conoscano. E tutto ciò che del paradiso noi abbiamo quaggiù”
La musica porta al principio della vita, l’amore. Col potere
evocativo di melodie e ritmi ci ricorda che amiamo non solamente con il
corpo e la mente, ma con tutto il nostro essere; è nell’interezza la
profondità e l’autenticità dell’amore. Si nasce da un atto d’amore, si
vive ricercando l’amore e si muore nella speranza di ricongiungerci
all’Amore Assoluto.
Comunque sia, grazie alla musica possiamo viaggiare nell’infinito
e nell’eterno e ritornando nella piccolezza del nostro essere ci
sorprendiamo rinnovati, rinvigoriti e affinati, scopriamo che di
qualche frammento di mistero siamo riusciti a cogliere la pienezza di
senso.
La musica non esprime significati precisi, non spiega parola per
parola, punto per punto, ma piuttosto suggerisce “cioè crea delle forze
immaginative che provocano e orientano le associazioni verbali; o, se
si vuole, delle direzioni semantiche, che sotto forma di impressioni
vaghe e fluttuanti si manifestano alla coscienza del soggetto che le cristallizza con delle parole in significati precisi”
La musica inoltre ha un forte potere evocativo e, anche
indipendentemente dalla nostra volontà, fa riemergere ricordi, abbozza
riflessioni, sussurra idee, bisbiglia nomi, tratteggia luoghi, grida la
rabbia, urla il dolore, esalta la gioia e noi sussultiamo, ansimiamo,
gioiamo, ricordiamo, creiamo, amiamo… viviamo!
È possibile anche il processo inverso, quindi idee, immagini o eventi
extramusicali possono ispirare e influire sulla creazione di una
musica, senza però che diventino oggetto di una vera e propria
descrizione. È ciò che è successo a Schumann nella composizione di Kinderszenen (Scene infantili). In
una lettera alla fidanzata, la giovane pianista Clara Wiech, a
proposito della sua composizione così si esprime:
“Era come un’eco
delle tue parole, allorché mi scrivesti che a volte ti sembro come un
bambino – in breve, mi sembrava di essere proprio un bambino e composi
allora circa trenta brevi e graziosi pezzi, ne ho poi selezionato una
dozzina e li ho chiamati Scene infantili […]”. Schumann a
seguito di una recensione di Rellstab, poco gradita, precisa: “Quello
pensa di certo che io abbia preso a modello un bambino che strillava e
che abbia poi cercato le note. È vero invece il contrario. Eppure non
posso negare che durante la composizione mi son passate per la mente
alcune figure infantili”
Quindi l’essere cullato, sognare, addormentarsi, giocare, la
delicatezza di un’effusione affettiva, l’esplosione di gioia lasciano
in ogni essere umano una traccia ritrovabile o esprimibile in un brano
musicale di qualsiasi genere.
La musica “classica, colta, leggera, commerciale” quando di
qualità si muove in noi e spazia dalla mente al corpo e all’anima,
permettendoci di sentire l’unità integrale del nostro essere e,
indipendentemente dalla competenza musicali, di cogliere un pensiero non
pensato prima, di commuoverci, di intensificare l’esperienza del
dolore, della confusione, della gioia, dell’estasi.
La musica è specchio della cultura
di un popolo, di un’epoca quando riesce ad accomunare chi l’ascolta
nella condivisione di qualcosa: emozione, affetto, pensiero, ricordo… e
nell’ascolto tutti si sentono uniti e diventano uno. È lo stesso
incanto del coro: tante voci differenti che diventano una sola voce,
quella appunto del coro, unificate proprio dalla musica.
La musica è l’impalpabile coincidenza degli opposti, in cui
elementi antitetici perdono la loro inconciliabilità e divengono
polarità che si compenetrano, cioè gli opposti trovano l’armonica
sintesi. È simile a ciò che sente la persona innamorata a cui è donato
vivere il possibile e l’impossibile; l’immaginabile e l’inimmaginabile,
l’individuale e l’universale. Questo aspetto, peraltro comune ad altre
espressioni artistiche e alla spiritualità, nell’esperienza musicale
si concretizza attraverso l’intreccio tra: “sensibile e soprasensibile
[…] rigore e sogno, moralità e magia, ragione e sentimento, giorno e
notte
La musica è stata riconosciuta come valido strumento educativo;
stimola ed affina ad esempio l’espressione, l’immaginazione, la
rappresentazione e le abilità nello stabilire e mantenere le relazioni
sociali. Lutero così si esprimeva in una lettera inviata al musicista
Senfl nel 1530: “La musica è un po’ come una disciplina che rende gli
uomini più pazienti e più docili, più modesti e più ragionevoli. [...]
Grazie alla musica si dimentica la collera e tutti gli altri vizi.
[...] Chiunque è portato per quest’arte non può non essere un uomo di
buon carattere, pronto a tutto”
La musica può inoltre liberare dai pesanti attacchi della
quotidianità, accendere la creatività, placare il dolore, rafforzare il
coraggio, raffinare il gusto, stimolare l’intelletto, proteggere gli
affetti, rinvigorire la salute, ecc. Pertanto la musica per la sua
presenza in tutte le culture di tutti i tempi e per la potente influenza
nei diversi aspetti della persona, da quello fisico a quello sociale,
ma in particolare nel funzionamento psichico, nell’elaborazione
dell’identità individuale e di gruppo, può essere una risorsa elettiva
per lo sviluppo dell’essere umano e la cura della salute in ogni fase
della vita, dal concepimento alla morte. Ne era certo Mandel, per il
quale “la musica è una forza potente per il benessere e per una buona
salute”
 |
Nessun commento:
Posta un commento