Pagine

sabato 25 maggio 2013

Poker : piccoli consigli dal Web



È buona regola nel texas hold’em giocare le nostre monster hands in maniera forte e veloce. Questo al fine di massimizzare le probabilità di vincita dell’intero stack del nostro avversario.
 Tante volte mi sono espressa contro lo slowplay nel Texas Hold’em, elencandone gli innumerevoli svantaggi e i pochi vantaggi, fino al punto di giungere ad una conclusione: mai effettuare slowplay al tavolo da poker ad esclusione di rare situazioni, ovvero quando si ha a che fare con avversari iper aggressivi, dai quali è lecito attendersi 3 forti bets, effettuate anche con mani molto marginali, se non addirittura in puro bluff.
Ad esclusione di queste sporadiche situazioni, dunque, il mio consiglio è di lasciar perdere lo slowplay e invece adottare la tecnica contraria, ovvero quella del puntare forte e già dai primi rounds. Purtroppo molti giocatori di Texas Hold’em sono terrorizzati dal fatto che quando sono in possesso di una monster hands il proprio avversari foldi alle loro puntate non pagandoli adeguatamente: si tratta di un errore comune ma del quale è necessario disfarsi il prima possibile.

I vantaggi del bet strong and play fast

Nella strategia di puntare forte con una monster hands vi sono numerosi vantaggi come per esempio farsi pagare dai draws: molti giocatori di Texas Hold’em inesperti tendono ad “overgiocare” i propri draws pagando cifre non giustificabili dalle odds che stanno ricevendo. Puntando forte si è inoltre in grado di ricevere azione da mani forti ma non quanto la nostra.
Supponete per esempio di fare call con in mano 22 ad un raise di un opponent e di legare il terzo due su flop K29: il comportamento naturale di un giocatore di Texas Hold’em inesperto sarebbe fare semplicemente call alle puntate dell’avversario, per poi togliersi la maschera al river con un forte rilancio. Errore. Considerate infatti di rilanciare e da subito la continuation bet dell’avversario, e di farlo in maniera consistente, in modo da non transmette informazioni sulla nostra monster hand.

Qual’è il nostro obiettivo

Il nostro obbiettivo di giocatori di Texas Hold’em in questo frangente è quello di vincere l’intero stack del nostro avversario: per fare questo abbiamo bisogno di aumentare il piatto fin da subito, in modo da giustificare puntate più alte in seguito. Non preoccupatevi di un eventuale fold di fronte al nostro raise e ricordatevi che è il nostro avversario ad aver dimostrato aggressività preflop: dunque o questo flop lo aiuta, tipicamente quando ha in mano AK, AA, QK (in modo minore) oppure quel K lo spaventa (mani come QQ, JJ, AQ). Nel primo caso callerà o addirittura rilancerà la nostra puntata, nel secondo assisteremo ad un fold, al quale avremmo semplicemente assistito in seconda battuta in caso di slowplay.
Non esistono le mezze misure nel Texas Hold’em. Facendo slowplay è inoltre possibile che combinazioni di carte runner runner creino situazioni poco chiare, rendendo sia noi che il nostro avversario meno propensi a giocare su tale piatto per alte cifre, che invece è proprio il nostro obbiettivo.


Reverse implied odds:

 Ogni giocatore di poker Texas Hold’em, ha sicuramente sentito parlare di “odds” e di “implied odds”, che possiamo brevemente spiegare come le probabilità concrete (o potenziali) di vincere una determinata mano, che vengono valutate secondo un rapporto tra rischio e rendimento.Soprattutto le implied odds, sono molto importanti nel poker Texas Hold’em No Limit, poichè sono in grado di individuare il numero e la grandezza della puntate che potremo vincere, nei seguenti rounds di puntate.

Nel valutare una decisione di fold, call o raise, il giocatore di poker Texas Hold’em deve sempre tenere conto delle odds che il piatto gli offre, rispetto alla puntata in essere e rispetto alla valutazione della propria mano, confrontata con quella dell’avversario.

Vi sono però anche altre odds da tenere in considerazione per un giocatore di poker Texas Hold’em (sia questo di poker live che di poker online), e questa volta parlo di quelle di tipo negativo, ovvero le “reverse implied odds”.Le odds negative:

Per chiarire il concetto di reverse implied odds, supponete di star giocando un Sit and Go di poker Texas Hold’em in modalità Heads up, e di trovarvi out of position quando il vostro avversario raisa 3 volte il valore del big blind: abbiamo in mano 45s e optiamo per un call.
Il flop recita 489 rainbow, e dopo il nostro check il giocatore di poker Texas Hold’em avversario, opta per una continuation bet, ed ora la decisione spetta a noi.
La nostra mano è una third pair, che su un flop del genere può anche essere la miglior mano al momento, ma purtroppo ha scarse possibilità di migliorare visto che non abbiamo in mano nessun draw, ad esclusione di un backdoor straight draw poco probabile, ed i nostri outs si riducono a cinque.
Questo significa che anche se la nostra mano di poker Texas Hold’em è migliore di quella del nostro avversario (e nel poker Texas Hold’em in modalità Heads Up spesso lo è), la decisione migliore è foldare alla continuation bet del nostro giocatore di poker avversario.
Tutto da perdere Questa situazione di poker Texas Hold’em è infatti dominata da reverse implied odds, ovvero le probabilità che la nostra mano non diventi la migliore.
Per comprendere ciò, pensate infatti che ogni over card ci metterebbe in seria difficoltà di fronte ad ulteriori puntate del giocatore di poker avversario, che magari non ha in mano nulla, tipicamente hands come KJ, QT, A7, JQ, ma che ha tutto da guadagnare da una mano del genere.
Giocando una mano del genere, perlopiù out of position, stiamo giocando una situazione estremamente negativa, nella quale otterremo azione solo da mani migliori della nostra: migliori già al flop oppure con alte possibilità di migliorare.
Giocare questo tipo di situazioni marginali nel poker Texas Hold’em è sicuramente una scelta a valore atteso sul lungo termine, che ogni giocatore di poker Texas Hold’em dovrebbe evitare.

La giusta puntata al texas hold’em: un’arte da padroneggiare per evitare di lasciare l’avversario troppo in gioco o rovinare il nostro stack per un pot commitment
Sapere quanto puntare ad ogni round è un’abilità fondamentale per un giocatore di Texas Hold’em che si rispetti: puntare troppo poco significa dare la possibilità al nostro avversario di rimanere nel piatto a basso costo magari pescando una carta fortunata, mentre puntare troppo potrebbe tradursi in un pot commitment da parte nostra, con effetti disastrosi sul nostro stack. Sapere puntare il giusto ammontare nel Texas Hold’em, in modo da non lasciare una call profittevole a mani peggiori della nostra e allo stesso tempo evitare di venire risucchiati nel piatto quando il nostro avversario è in possesso di una monster, non è poi così difficile.Puntare in rapporto alle dimensioni del piatto
Supponiamo una classica mano di Texas Hold’em in cui ad un nostro rilancio preflop segue un call del nostro avversario per un piatto di 120 chips: a questo punto è buona norma effettuare una continuation bet con alta frequenza, ma di quanto? La regola che mi sento di consigliare è di puntare all’incirca 2/3 del piatto, ovvero 80 chips in questo caso. Attenzione però a non seguire questa regola anche per le puntate successive nelle quali è meglio abbassare l’entità delle nostre puntate per i motivi già visti, diciamo che metà del piatto può andare più che bene.
Discorso più articolato è quello del river, dove la puntata finale è giustificata da più fattori come per esempio la naturale del nostro avversario, della mano in nostro possesso, della nostra immagine al tavolo e dalla natura del board. Nel Texas Hold’em, come sempre, è opportuno considerare ogni possibile variabile.

Implied odds e reverse implied odds

Quando prendete una decisione come chiamare, rilanciare o passare su una certa mano, è necessario selezionare la mano e la posizione al tavolo per una corretta scelta.
Questi sono i due fattori principali sin dall’inizio della mano, ma i migliori giocatori di poker utilizzano risorse aggiuntive per mettere insieme un plan più consapevole.
E’ il capitolo della strategia dove entra in gioco per la gran parte la matematica, ossia le pot odds.
Oltre a questa, esistono altri tipi di probabilità, come le implied odds e le reverse implied odds che sono basate principalmente sull’osservazione del gioco.
Le implied odds, per dirlo nel modo più semplice, sono un capitolo delle pot odds che è possibile calcolare quando il nostro avversario punta o rilancia e la nostra mano è in draw.
Le implied odds non utilizzano formule prettamente matematiche per facilitare le probabilità. E’ necessario aggiungere caratteristiche come l’immagine al tavolo dell’avversario, il suo range ipotizzato e i suoi schemi di puntata e per questo la corretta applicazione richiede una buona dose di esperienza.
Se avrete una corretta comprensione di questo concetto, le implied odds vi daranno una idea di quanti soldi potrete vincere all’altro giocatore quando chiuderete il vostro punto.
Avere buone implied odds significa che estrarrete chips addizionali quando chiuderete la vostra mano, mentre se ritenete che l’avversario sarà spaventato o non chiamerà successivamente nessun puntata, allora non avrete implied odds.
D’altro canto, le reverse implied odds sono una stima della probabilità di perdere nel caso in cui voi hitterete la vostra mano e  perderete molte chips o soldi da una mano che migliora più della vostra con quella stessa carta.
COME CALCOLARE LE IMPLIED E REVERSE IMPLIED ODDS
Ecco uno scenario per il calcolo delle implied odds.
Avete un flush draw al K e il vostro avversario punta 5€ su un piatto di 5€, il che significa che dovrete chiamare 5€ per vincere un piatto da 10€.
Le vostre pot odds sono dunque di 2:1.
Invece, la vostra probabilità di hittare il draw è di 4.2:1.
Se sottraete le draw odds alle pot odds avrete che siete 2.2:1.
Ora moltiplicate 2.2 per l’importo che dovete chiamare, ossia 5€ e avrete 11€.
In altre parole, per effettuare un call fuori odds come questo, ma finire almeno in breakeven dovrete estrarre almeno altri 11€ dall’avversario durante il resto della mano.
In altre parole, per trovare delle implied odds corrette, vi basterà seguire la formula:

( draws odds – pot odds ) * puntata dell’avversario da chiamare
E capirete quante chips o denaro dovrete vincerete successivamente per avere buone implied odds.
Proviamo ora a comprendere le reverse implied odds.
Siamo pre-flop contro un avversario che 3-betta solamente il 2%.
Abbiamo KT e siamo IP, apriamo, subiamo una 3-bet.
Se chiamiamo c’è un’alta probabilità di essere dominati da mani come AK, KK, AT.
Questo significa che le volte in cui prenderete la carta in comune con l’avversario, perderete molte chips o denaro.
Le puntate preflop

Decidere quanto rilanciare preflop nel Texas Hold’em può essere altrettanto male interpretato, in particolare se consideriamo la tendenza, errata, di alcuni giocatori, a rilanciare in in funzione della mano in proprio possesso.
Le linee guida che mi sento di consigliarvi sono di rilanciare preflop 3 o 4 volte il big blind (decideremo in funzione del tipo di tavolo, loose o tight, al quale siamo seduti) e di aggiungere 1 big blind per ogni giocatore già presente (ovvero per ogni limper).
Come sempre è buona regola di Texas Hold’em avere un range di mani di apertura estremamente tight quando si gioca dalle prime posizioni, che apriremo man mano che il tavolo dimostra debolezza e che la nostra posizione si fa più forte, fino a giungere al bottone, ovvero la miglior posizione per un giocatore di Texas Hold’em, dal momento che ci permette di parlare per ultimi e quindi con un set informativo il più completo possibile.
La prima decisione che si prende quando si gioca a poker è quella di entrare o meno nella mano, perciò è fondamentale conoscere quali sono le migliori mani di partenza e soprattutto quello che non sono così belle come invece potrebbero sembrare. Per fare questo tipo di considerazioni torniamo indietro alla tabella della lezione precedente.

Gruppo 1

Quando si spillano le carte e ci si ritrova tra le mani due carte appartenenti al gruppo '1' si può essere ben contenti. Siamo in possesso di una mano molto forte e perciò preflop bisogna rilanciare il più possibile. Magari si può pensare con timore che il vostro AK non centri nulla al flop o che al contrario quando avete due donne il dealer mostri un flop tipo A K 10: è un modo di pensare sbagliato, quando si ha una buona si deve essere consapevoli che gli avversari partono quasi sicuramente svantaggiati e quindi se vogliono migliorare il loro punto devono pagare il più possibile. Perciò l'aggressività è l'arma migliore con questo tipo di carte.

Gruppo 2

Con le carte del secondo gruppo è necessario fare qualche considerazione in più soprattutto in base alla posizione, non possiamo rilanciare sempre come per quelle del gruppo 1.

Posizione Iniziale - nessuno ha parlato prima di noi, perciò rilanciamo. Se la nostra puntata viene ulteriormente rialzata facciamo un semplice call.
Posizioni Centrale - anche in questo caso se nessuno a rilanciato prima, siamo noi a doverlo fare. Se invece c'è stato un raise bisogna porsi qualche dubbio, perché se ci si trova a dover chiamare 2 o 3 giocatori forse le nostre carte partono in svantaggio e perciò è meglio passare.
Allo stesso modo è importante conoscere le persone contro cui stiamo giocando e analizzare i loro rilanci anche quando non siamo coinvolti nel piatto: se chi parla prima di noi è un giocatore molto aperto, possiamo permetterci anche un rilancio; al contrario se abbiamo a che fare con giocatori chiusi, è preferibile fare al massimo un call.

Posizione Finale - è la posizione migliore, possiamo sapere cosa pensano tutti gli altri delle loro mani ed agire di conseguenza. Possiamo vedere una carta spendendo poco, rilanciare per cercare di rimanere con pochi avversari oppure valutare con attenzione la migliore azione da fare in base al tipo di giocatore che ha parlato prima di noi. In ogni caso in questa posizione bisogna essere più propensi al rilancio.

Gruppo 3

Le mani di questo gruppo sono ancor meno sicure. Sono spesso le carte che servono per un progetto e che quindi partono in svantaggio rispetto a molte altre. Non è semplice giocare questo tipo di carte, specie se si è ai primi passi nel mondo del Texas Hold'em. Vediamo perciò le varie situazioni che si possono presentare al variare della posizione:
Posizione Iniziale - quando ci si trova nelle prime posizioni dovrebbero essere giocate solo le coppie piccole di questo gruppo, le altre potrebbero portare più problemi che vantaggi.
Posizione Centrale - se ci sono stati rilanci prima del nostro turno meglio lasciare: che quasi sicuramente le nostre carte partono indietro a quelle degli altri. Nel caso in cui alcuni giocatori prima di noi "limpano" nel piatto, ovvero fanno solo un call, possiamo permetterci con prudenza di chiamare anche noi, mentre se ci sono stati solo dei fold forse l'azione migliore da fare è il rilancio in modo da mettere sotto pressione gli avversari che vengono dopo di noi.
Posizione Finale - Siamo più o meno nella stessa situazione della posizione centrale: lasciamo se ci sono stati rilanci, rilanciamo o chiamiamo se ci sono stati dei call (se molta gente mostra esitazione, meglio rilanciare per mostrare forza e rimanere con pochi avversari), rilanciamo se nessuno prima a investito soldi per rubare i bui o rimanere al massimo contro 1 o 2 giocatori.(cit.varie dal Web)



2 commenti: