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lunedì 20 maggio 2013

Poker: pot-committed


Tra i tanti inglesismi presenti nel Poker, certamente pot-committed è uno dei più inflazionati e solitamente usato come una scusa per vedere. Letteralmente significa che per quel giocatore il piatto era compromesso, o per il tipo di giocata o per il numero di chips.
Senza usare mezzi termini, capita spesso di sentire un poker player dire “ho chiamato perchè ero pot-committed“, quando in realtà questa è soltanto una giustificazione per un’azione che agli occhi di molti potrebbe apparire insensata.
Potrebbe quindi capitarci di ritrovarci in una mano in cui al river ci rendiamo conto di non avere alcuna chance di vittoria, o perchè il progetto che speravamo di riuscire a chiudere in realtà non è andato a buon fine, oppure anche perchè le carte che sono scese sul board ci fanno intuire che i nostri avversari possono avere un punto molto più forte del nostro (ad esempio, sul tavolo ci sono quattro carte a cuori e noi non abbiamo quel seme tra le nostre pocket cards). A qualcuno sembra naturale fare il call di fronte alla puntata di un avversario anche se è ben conscio di non poter portare via il piatto, mentre in realtà l’azione da farsi non è poi così scontata: se sappiamo che al 90% il pot non sarà nostro e quella mano ci è costata già molto, possiamo tranquillamente foldare, anche se le chips che ci restano sono poche. Abbiamo comunque uno stack – anche se minimo – per continuare a giocare.
Non ha senso puntare su un piatto quando abbiamo un progetto morto, a prescindere da cosa dicono gli odds. Il confine tra quando dobbiamo giocare dando peso alle percentuali e quando invece dobbiamo lasciar perdere la teoria e usare soltanto il nostro buon senso è decisamente sottile.
Poi ricordiamoci sempre che nel Poker non c’è un’azione giusta e una sbagliata, ma soltanto una mossa che – anche in caso di sconfitta – non ci farà sentire il peso del rimorso per non aver agito nella maniera migliore.(cit. Web)

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