Dopo la laurea ha iniziato a giocare a poker dando sfogo ad una passione cominciata già alle scuole superiori. Una volta scoperta la propria propensione verso il gioco, Brunson capisce che quella strada lo porterà al successo. Tra gli anni ’50 e ’60 diventa giocatore professionista e in poco tempo ottiene grandi successi tra i tavoli da gioco del Texas, dell’Oklahoma e della Louisiana. Qui conosce alcuni grandi campioni ma, con l’introduzione del poker a Las Vegas, Doyle decide di trasferirsi lì.
A metà degli anni ’70 la sua carriera conosce il suo apice grazie alle due vittorie al main event delle Wsop (1976 e 1977), che lo consacrano tra le leggende di questo gioco, e alla pubblicazione di un suo libro, il ‘Super System’, ritenuto ancora oggi per i giocatori di tutto il mondo una delle bibbie del poker.
Negli anni successivi Brunson ha continuato a vincere arrivando a 10 braccialetti Wsop, anche nel nuovo millennio, nel 2003 e nel 2005. Da ricordare è la sua vittoria al World Poker Tour nell’evento ‘Legend of Poker’ che gli ha fruttato più di 1 milione di dollari. Ad oggi Doyle nelle competizioni ufficiali ha vinto più di 5 milioni di dollari. È inoltre uno dei primi 3, insieme a Gus Hansen e James Garner, ad entrare nella Poker Walk of Fame. Doyle scherzosamente ama definire Q2 “The Butrux’s hand”. Pare l’abbia ribattezzata così in quanto un suo collega dei tempi del college, Frank Butruce, di origini italiane, amava giocare questa mano. Memorabile fu un heads-up tra i due in cui Doyle decise di rischiare una notevole somma avendo in mano due assi, ma fu sconfitto dall’avversario che avendo tra le mani proprio Q2 non esitò un attimo a dire “call” e alla fine realizzò clamorosamente un poker di donne.
Doyle Brunson è soprannominato "Texas Dolly" a causa dell'errore del commentatore delle WSOP Jimmy Snyder, che lo ha chiamato erroneamente così invece di "Texas Doyle".
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