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domenica 9 dicembre 2018

Poker Omaha


L’Omaha può considerarsi una variante del Texas Hold’em, ma le poche variazioni che lo contradistingono da quest’ultimo implicano delle conseguenze molto particolari e da tenere in forte considerazione. Il suo punto di forza consiste nel fatto di essere pieno di colpi di scena in quanto si hanno piu probabilità di avere punti alti in una stessa mano.

Lo scopo del Poker-Omaha
Come nel Poker tradizionale anche qui occorre realizzare la migliore combinazione di 5 carte possibile, ma se ne avranno 9 a disposizione. Ogni giocatore riceve 4 carte ‘personali’, mentre altre 5 saranno distribuite e a disposizione comune di tutti i giocatori. Ogni combinazione deve essere formata con 2 carte personali e 3 delle  5  carte comuni utilizzabili e visibili anche da tutti gli altri giocatori. Se decidete di giocare a questa variante di poker, ricordate che una mano potenzialmente ottima per aggiudicarsi un piatto al Texas Hold’em, potrebbe non portare da nessuna parte nell’Omaha. Molti giocatori inesperti hanno iniziato a giocare all’Omaha senza conoscerne le regole di base e hano subito dure batoste.
Il tavolo del Poker-Omaha e la puntata minima
Il tavolo è formato da almeno 2 giocatori fino ad un massimo di 10. Le carte iniziali vengono distribuite in senso orario, una alla volta. Ogni giocatore è a turno mazziere. Al termine di ogni mano il nuovo mazziere sarà il giocatore a sinistra del vecchio mazziere. Per ogni tavolo è prevista una puntata minima che può andare da pochi centesimi nei tavoli dei giocatori inesperti fino a svariate decine di dollari nei tavoli dei professionisti.
I tornei di Poker
I tavoli possono essere composti da giocatori che vanno e vengono a piacere e di continuo, oppure ci si può iscrivere ad un torneo. I tornei prevedono un pagamento iniziale (di importo variabile a seconda del torneo, da pochi dollari in su), e il ricevimento di un determinato numero di fiches, uguale per tutti i giocatori. A seconda del numero di iscritti vengono formati tanti tavoli e si inizia a giocare con le fiches ricevute. Le mani si susseguono e via via che un giocatore esaurisce le fiches viene eliminato. Vince il tavolo il giocatore che al termine della durata del torneo ha più fiches, o se tutti gli altri giocatori sono eliminati. I vincenti dei tavoli poi si sfidano tra di loro e il vincitore assoluto guadagna il primo premio, altri premi ci sono per quelli che seguono in classifica. I tornei sono il modo migliore per imparare a giocare senza correre il rischio di perdere troppo.
Le puntate iniziali (o bui)
Ad ogni mano sono obbligatorie 2 tipi di puntate, allo scopo di avere un piatto da vincere anche nel caso di una mano molto fiacca. Sono il buio e il controbuio (in gergo ‘small blind’ e ‘big blind’ chiamate così perchè sono puntate fatte al buio, cioè senza conoscere la carte che devono essere ancora distribuite). Funzionano così: il giocatore alla sinistra del mazziere punta un importo generalmente pari alla metà della puntata minima (small blind) e il giocatore alla sinistra di quest’ultimo punta un importo generalmente pari alla puntata minima (big blind). Gli importi possono comunque variare a seconda delle regole del tavolo in cui ci si siede, o in fase avanzate di svolgimento di un torneo.
Prima distribuzione di carte
Ogni giocatore riceve le 4 carte personali che vengono date coperte, e solo chi le ha ricevute le può guardare.
Primo giro di puntate
Arrivato a questo punto hai ricevuto e guardato le tue 4 carte personali. Il primo giocatore alla sinistra del controbuio (‘big blind’) deve iniziare il 1° giro di puntate, poi si procederà sempre in senso orario. Sono possibili 3 opzioni di gioco:
Lasciare la mano (Fold). Se reputi che le tue carte non sono buone abbandoni la mano. Vedi (Call). Se decidi di partecipare alla mano in corso devi effettuare una puntata pari alla puntata in corso, cioè al controbuio (pari alla puntata minima se sei il primo giocatore a iniizare il primo giro di puntate). Rilancia (Raise). Aumenti il valore della puntata, e a questo punto gli altri giocatori per rimanere in gioco dovranno eguagliare il tuo rilancio. Se tutti vedono, si passa alla distribuzione del Flop puntando il minimo. Se sei il giocatore che ha puntato il controbuio nella mano in corso, hai l’opzione di chiamare Cip (Check), una puntata pari a zero, nel caso non si voglia rilanciare e si preferisce passare o quando non vi è bisogno di vedere perchè in quel determinato giro nessuno ha ancora puntato.
Distribuzione del Flop
Viene chiamato Flop il gruppo di 3 carte che vengono distribuite sul tavolo e di cui ogni giocatore può usufruire per formare la sua combinazione.
Secondo giro di puntate
Il secondo giro di puntate lo si fa conoscendo 7 delle 9 carte a disposizione. Questo giro viene iniziato dal giocatore alla sinistra del mazziere. Hai sempre 3 opzioni: passare, vedere o rilanciare. Alternativamente puoi chiamare cip. Se tutti vedono si rimane nel gioco senza la necessità di dover puntare, ma ricordati che se un altro giocatore punta, dovrai vedere la sua puntata per rimanere nel gioco.
Distribuzione del Turn
Viene chiamata Turn la quarta carta distribuita sul tavolo e di cui ogni giocatore può usufruire per formare la sua combinazione.
Terzo giro di puntate
Identico al secondo giro nello svolgimento, con una sola differenza:la puntata minima raddoppia (ad esempio in un tavolo da $0.10/$0.20, i rilanci avvengono in incrementi di $0.20, mentre nei giri precedenti erano di $0.10).
Distribuzione del River
Viene chiamata River la quinta carta distribuita sul tavolo e di cui ogni giocatore può usufruire per formare la sua combinazione.
Ultimo giro di puntate
Identico in tutto e per tutto al giro precedente, al termine dei rilanci nel piatto ci sarà l’importo spettante al vincitore della mano.
Assegnazione del piatto
Il giocatore con la migliore combinazione di 5 carte (ripetiamo ancora che tale combinazione deve essere composta da 2 delle 4 carte personali e 3 delle 5 carte comuni) vince la mano e si aggiudica il piatto. Nel caso ci sia più di un vincitore il piatto verrà equamente diviso per il numero dei vincitori.(dal Web)

Fuori e dentro gli schemi del Natale /****


http://sognografica.altervista.org/wp-content/uploads/2010/01/bb13.gifFuori dagli schemi !!!! Io detesto il Natale e le feste comandate..
è divenuta col passare degli anni  la forzatura di una felicità ed una spensieratezza inesistenti.
Devo dire che ho un rapporto piuttosto neutro con le feste: non impazzisco per doverle festeggiare...e anche quando vivevo con i miei rammento sempre un mio  approccio molto "laico" alle cosiddette "feste comandate.
Eppure, una delle persone che mi era più cara al mondo amava il Natale e avrebbe voluto che lo festeggiassi, sempre,mio padre,era lui che preparava tutto nei minimi dettagli con la pazienza di un certosino,il tutto con amore per noi quattro figli, apparecchiava anche la tavola per Babbo Natale prima di mandarci a dormire....e la mattina dopo scoprivamo che era passato davvero,aveva cenato e ci aveva lasciato i doni. Da quando mio padre non c'è più e sono passati tantissimi anni perchè ero piccola,non amo più festeggiare, mi sono sempre adeguata per i cuccioli di famiglia, ma il mio cuore non partecipa. Rimane il rispetto per chi ama e crede in questa festa e a tutti loro auguro un Buon Natale! (Qualcuno non condividerà il mio pensiero,ma confido nel rispetto dell'opinione altrui,come io stessa faccio) Kiss Patty. Ma per chi crede e ama festeggiare il Natale, di seguito potrete leggere due racconti bellissimi **************

Queste trovate nel Web: 
La Storia e le origini del Natale
La festa appartiene all’anno liturgico cristiano, in cui si ricorda la nascita di Gesù Cristo, che nella Cristianità occidentale cade il 25 dicembre, mentre nella Cristianità orientale viene celebrato il 6 gennaio.
La nascita di Gesù viene fatta risalire dal 10 al 4 a.C. Il Natale non viene introdotto subito come festa Cristiana, ma bisogna aspettare l’arrivo del Quarto secolo nell’Impero Romano, e più tardi anche nelle zone dell’Oriente.
La festa cristiana si intreccia con la tradizione popolare. Prima del Natale Cristiano c’era la festa del Fuoco e del Sole, perchè in questo periodo c’è il solstizio d’inverno, cioè il giorno più corto dell’anno, e da questa data le giornate iniziano ad allungarsi.
Nell’antica Roma si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura ed era un periodo di pace, si scambiavano i doni, e si facevano sontuosi banchetti.
Tra i Celti invece si festeggiava il solstizio d’inverno.
Nel 274 d.C. l’imperatore Aureliano decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Sole. E’ da queste origini che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case doveva bruciare per 12 giorni consecutivi e doveva essere preferibilmente di quercia, un legno propiziatorio, e da come bruciava si presagiva come era l’anno futuro. Il ceppo natalizio nei nostri giorni si è trasformato nelle luci e nelle candele che addobbano case, alberi, e strade.
E siamo ai giorni nostri, il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze sia di origine pagana che cristiana. Il natale è anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia a cui ci si prepara ai festeggiamenti delle feste.
Nelle case viene allestito un presepe (o presepio), specie nei paesi meridionali, o un’albero di tradizione più nordica (vedi simboli del Natale).
I festeggiamenti continuano con l’ultimo dell’anno, dove, passata la breve euforia del degli auguridi Natale, siamo a Capodanno, primo giorno dell’anno.
E’ una festa periodica di rinnovamento, celebrata in tutte le civiltà e caratterizzata da rituali che simbolicamente chiudono un ciclo annuale e inaugurano quello successivo.
E infine arriva l’Epifania, una delle principali feste cristiane la cui celebrazione cade il 6 gennaio. Nata nella regione orientale per commemorare il battesimo di Gesù, fu presto introdotta in occidente dove assunse contenuti religiosi diversi, come il ricordo dell’offerta dei doni dei magi nella grotta di Betlemme, che poi ha determinato il nascere della figura della befana distributrice di doni.
I magi erano un gruppo di personaggi che, guidati da una stella, arrivano dall’oriente per rendere omaggio a Gesù appena nato a Betlemme, donandogli oro, incenso e mirra. Successivamente vengono indicati come “re” e che il loro numero viene fissato a tre, con i nomi Melchiorre, Gaspare e Baldassarre.
Questa festa da un supplemento di regali ai bambini, e fa terminare questo ciclo di festeggiamenti: il giorno dopo si iniziano a spegnere le luci, a disfare gli addobbi.

La Storia e le origini di Babbo Natale

Babbo Natale è una figura mitica presente nel folclore di molte culture che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Babbo Natale è un elemento importante della tradizione natalizia della civiltà occidentale, oltre che in America latina, in Giappone ed in altre parti dell’Asia orientale.

Il primo personaggio è San Nicola di Mira (più noto in Italia come San Nicola di Bari), un vescovo cristiano del IV secolo. Mira (o Myra) era una città della Licia, una provincia dell’Impero bizantino che corrisponde all’attuale Anatolia, in Turchia

In Europa (in particolare nei Paesi Bassi, in Belgio, Austria, Svizzera e Germania) viene ancora rappresentato con abiti vescovili e con la barba. Le reliquie di San Nicola furono traslate a Bari da alcuni pescatori e per ospitarle fu costruita una basilica nel 1087. Il luogo è da allora meta di pellegrinaggi da parte dei fedeli.

San Nicola è considerato il proprio patrono da parte di marinai, mercanti, arcieri, bambini, prostitute, farmacisti, avvocati, prestatori di pegno, detenuti. È anche il santo patrono della città di Amsterdam e della Russia. In Grecia San Nicola viene talvolta sostituito da San Basilio Magno (Vasilis), un altro vescovo del IV secolo originario di Cesarea. Nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo, Sinterklaas (Kleeschen in lussemburghese) viene festeggiato due settimane prima del 5 dicembre, data in cui distribuisce i doni (il suo compleanno risulta essere il 6 dicembre). L’equivalente di Babbo Natale in questi paesi è Kerstman (letteralmente “uomo di Natale”). In alcuni villaggi delle Fiandre, in Belgio, si celebra la figura, pressoché identica, di San Martino di Tours (Sint-Maarten)[. In molte tradizioni della Chiesa ortodossa, San Basilio porta i doni ai bambini a Capodanno, giorno in cui si celebra la sua festa..
Origini moderne
Lo “spettro del Natale presente” in una versione a colori dell’illustrazione originale di John Leech per Canto di Natale di Charles Dickens (1843)

Il Babbo Natale di oggi riunisce le rappresentazioni premoderne del portatore di doni, di ispirazione religiosa o popolare, con un personaggio britannico preesistente. Quest’ultimo risale almeno al XVII secolo, e ne sono rimaste delle illustrazioni d’epoca in cui è rappresentato come un signore barbuto e corpulento, vestito di un mantello verde lungo fino ai piedi e ornato di pelliccia. Rappresentava lo spirito della bontà del Natale, e si trova nel Canto di Natale di Charles Dickens sotto il nome di “Spirito del Natale presente

Santa Claus ha origine da Sinterklaas, il nome olandese del personaggio fantastico derivato da San Nicola, che viene chiamato anche Sint Nicolaas; questo spiega anche l’esistenza di diverse varianti inglesi del nome (Santa Claus, Saint Nicholas, St. Nick).

Rappresentazione popolare di Babbo Natale che cavalca una capra, forse derivata dal Tomte svedese

Gli abiti di Sinterklaas sono simili a quelli di un vescovo; porta una mitra (un copricapo liturgico) rossa con una croce dorata e si appoggia ad un pastorale. Il richiamo al vescovo di Mira è ancora evidente. Sinterklaas ha un cavallo bianco con il quale vola sui tetti; i suoi aiutanti scendono nei comignoli per lasciare i doni (in alcuni casi nelle scarpe dei bambini, lasciate vicino al caminetto); arriva in piroscafo dalla Spagna ed è accompagnato da Zwarte Piet.

Le strenne che vengono regalate in questa ricorrenza sono spesso accompagnate da poesie, talvolta molto semplici ed, in altri casi, elaborate ed ironiche ricostruzioni del comportamento di chi le riceve durante l’anno trascorso. I regali veri e propri, in qualche caso, sono addirittura meno importanti dei pacchetti in cui sono contenuti, di solito molto sgargianti ed elaborati; quelli più importanti, spesso, sono riservati al mattino seguente. Anche se la spinta commerciale verso il Natale è presente anche in Olanda, la distribuzione tradizionale dei regali viene compiuta da Sinterklaas il 6 dicembre.

Anche in altri paesi la figura di San Nicola ha subito gli adattamenti necessari per uniformarsi al folclore locale. Ad esempio, nei paesi nordici sopravvive ancora l’immagine pagana della “capretta di Yule” (in svedese julbock), che porta i regali la Vigilia di Natale, e le decorazioni natalizie costituite da caprette di paglia sono molto diffuse. In tempi più recenti, però, sia in Svezia che in Norvegia il portatore di doni viene identificato con Tomte o tomtenisse, un’altra creatura del folklore locale. In Finlandia, la capretta di Yule viene chiamata joulupukki.

Prima della conversione al cristianesimo, il folklore tedesco narrava che il dio Odino (Wodan) ogni anno tenesse una grande battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale (Yule), accompagnato dagli altri dei e dai guerrieri caduti.

La tradizione voleva che i bambini lasciassero i propri stivali nei pressi del caminetto, riempendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Odino avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. Questa pratica è sopravvissuta in Belgio e Paesi Bassi anche in epoca cristiana, associata alla figura di San Nicola.

I bambini, ancor oggi, appendono al caminetto le loro scarpe piene di paglia in una notte d’inverno, perché vengano riempite di dolci e regali da San Nicola – a differenza di Babbo Natale, in quei luoghi il santo arriva ancora a cavallo. Anche nell’aspetto, quello di vecchio barbuto dall’aria misteriosa, Odino era simile a San Nicola (anche se il dio era privo di un occhio).

La tradizione germanica arrivò negli Stati Uniti attraverso le colonie olandesi di New Amsterdam e New York prima della conquista britannica del XVII secolo, ed è all’origine dell’abitudine moderna di appendere una calza al caminetto per Natale, simile per certi versi a quella diffusa in Italia il 6 gennaio all’arrivo della Befana

Un’altra tradizione folklorica delle tribù germaniche racconta le vicende di un sant’uomo (in alcuni casi identificato con San Nicola) alle prese con un demone (che può essere, di volta in volta, il diavolo, un troll o la figura di Krampus). La leggenda narra di un mostro che terrorizzava il popolo insinuandosi nelle case attraverso la canna fumaria durante la notte, aggredendo e uccidendo i bambini in modo orribile.

Il sant’uomo si pone alla ricerca del demone e lo cattura imprigionandolo con dei ferri magici o benedetti (in alcune versioni gli stessi che imprigionarono Gesù prima della crocifissione, in altri casi quelli di San Pietro o San Paolo). Obbligato ad obbedire agli ordini del santo, il demone viene costretto a passare di casa in casa per fare ammenda portando dei doni ai bambini. In alcuni casi la buona azione viene ripetuta ogni anno, in altri il demone ne rimane talmente disgustato da preferire il ritorno all’inferno.

Altre forme del racconto presentano il demone convertito agli ordini del santo, che raccoglie con sé gli altri elfi e folletti, diventando quindi Babbo Natale. Una diversa versione olandese racconta, invece, che il santo viene aiutato da schiavi Mori, che vengono rappresentati di solito dal personaggio di Zwarte Piet (Pietro il nero), analogo dell’italiano Uomo nero. In questi racconti Zwarte Piet picchia i bambini con un bastone o li rapisce per portarli in Spagna nel suo sacco (un tempo l’Andalusia era sotto il dominio dei Mori).

In Germania, lo stesso racconto trasforma il personaggio in Pelznickel o Belsnickle (Nicola Peloso), che va a trovare i bambini cattivi nel sonno. Il nome deriva dall’aspetto di enorme belva dovuto al fatto che è interamente ricoperto di pelliccia.






"" I racconti servono a colorare la vita ""


I racconti servono a colorare la 
nostra vita come quadri alle pareti...
Con il pennello disegnano le linea
da seguire. Danno luce e non puoi
lasciarli lì, appesi dentro al tuo cuore.
Devi farli vivere per sempre...
Certi racconti sono ritratti di una vita
vera appesa ad un filo sottilissimo che
calpestiamo con noncuranza. 
Mentre l'anima ci racconta come si 
vola via all'improvviso...
Non facciamo lacrimare i ricordi
altrimenti vorrebbe dire non aver
saputo raccontare.

Siate quello che sentite........



Abbiate il coraggio di dire la verità. Che sia un “ti amo”, un ” addio” o un “Vaffanculo”. Siate quello che sentite dentro…




venerdì 9 novembre 2018

Aforismi e citazioni Poker.*•.¸¸❤¸¸.•*¨*•♫♪*•.¸¸❤¸¸.•*¨*•


“If you don’t prepare to win, be prepared to lose.”
Se non sei preparato a vincere, preparati a perdere.

“A minute of thought is worth more than an hour of talk.”
Ha più valore un minuto di silenzio, che un’ora di parole.

“To ignore the facts does not change the facts.
” Ignorare i fatti ,non cambia i fatti.

Nice Hand.Patty,