Quando il big blind rappresenta un decimo del nostro stack il piatto diventa molto appetibile, e di conseguenza spingere con questo tipo di mani è sicuramente una giocata a valore atteso positivo, considerando che la forza del nostro avversario e’ mediamente inferiore alla nostra. Se poi il nostro avversario di turno è eccessivamente cauto, e dunque non propenso a giocarsi un all in se non con ottime mani, ecco allora che la nostra aggressività porta a casa risultati ancora migliori, permettendoci di quasi raddoppiare il nostro stack senza dover neppure giocare una situazione di all’in con il nostro avversario.
La passività di taluni avversari. Possiamo quindi affermare che l’Heads Up finale di un Sit and Go nella specialità del Texas Hold’em è spesso perso da un giocatore, piuttosto che vinto dall’altro. Non fraintendetemi, il giocatore vincente può anche essere il migliore sulla faccia della terra, ma spesso questo non fa alcuna differenza: il rapporto stacks/blinds così alto infatti è quasi da solo un fattore fondamentale per quanto riguarda la scelta di push or fold, a prescindere di chi si ha di fronte.
Raramente infatti questo concetto di Texas Hold’em viene appreso e di conseguenza i giocatori inesperti si troveranno in situazione di aspettare solo mani forti per spingere, o per chiamare i push dei propri avversari. Questo permetterà all’avversario più scaltro e meno passivo di portare a casa diversi bui uncontested e di conseguenza aumentare di gran lunga il proprio stack. Questo gli permetterà di coprire un eventuale svantaggio in termini di percentuali quando l’avversario di turno deciderà di fare una mossa, magari trovandosi con AK contro T9, ovvero con solamente circa il 60% di possibilità di vittoria. E non sono le nostre chips quelle che stiamo scommettendo, ma bensì le sue, sotto forma di bui rubati.

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